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Fallimento GRINTA, altre testimonianze delle Operaie

Pubblicato il 16 giugno 2010

Chiedono solo di poter tornare a lavorare. Sono le operaie della Grinta, azienda tessile di Orvieto, che non è riuscita a risollevarsi dalla profonda crisi in cui è sprofondata trascinando con sé tante famiglie orvietane, ottantacinque per la precisione, in cui in molti casi quello della GRINTA era l'unico reddito. Si sono radunate questa mattina, in tutto una ventina, davanti ai cancelli, ormai chiusi, della ditta. Hanno spiegato il loro dramma, tutto il calvario, la voglia di andare avanti, i sacrifici fatti, facendo nomi e cognomi di chi non solo non le ha aiutate, ma a volte le ha in un certo senso sfruttate. Hanno lavorato per mesi senza stipendio, poi hanno detto "basta", e ora vogliono solo capire se saranno risarcite o dovranno dimenticare. Quello che più colpisce è che tutte sono operaie di alto livello, con qualifiche professionali di spessore nell'ambito sartoriale, un valore aggiunto inestimabile, una forza lavoro, tutta femminile, che ora si trova in difficoltà. Vogliono essere ascoltate, comprese, sostenute. Per questo chiedono attenzione alla città, alle istituzioni, ad imprenditori che possano proporre e sviluppare progetti occupazionali che le comprendano. Intanto il curatore fallimentare sta raccogliendo tutte le carte necessarie a valutare il patrimonio della GRINTA. Nei prossimi giorni è atteso un primo incontro, informale, tra lo stesso curatore e i sindacati.
Tags: crisi grinta
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