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Inviato da Piero Cambi il 03 luglio 2011 12:23
Invio una memoria riferita al passaggio del fronte quì in Orvieto. In qualità de ex dipendente della T.E.T.I , sono l'unico superstite di quel periodo.
CAMBI PIERO (ANNI 84)


Ricordo quel giorno
RICOSTRUZIONE
Siamo nel Giugno del 1944, nella centrale telefonica dell’allora TETI.
I militari tedeschi si alternavano a scaglioni ogni quattro cinque mesi, ed io, data l’ovvia inesperienza, li distinguevo solo nel rapporto umano e non nei gradi, che non conoscevo. Anche se è retorico parlare di buoni e di cattivi, non trovo altra forma per dire in sintesi come si comportassero quegli uomini. Comunque sia ho avuto la soddisfazione di sapere che uno di quelli che giudicavo “BUONO”, dopo tanti anni ha scelto la mia cittadina, ORVIETO, per venire a trascorrere con la famiglia la sua vecchiaia.
Tanti nomi si ripetevano sempre: Albert, Joseph, Hans..., in particolare me ne ricordo uno che era come un incubo per me, Seep. Gli ultimi giorni prima del passaggio del fronte tutti i dipendenti adulti della nostra Azienda si erano allontanati da Orvieto per non essere catturati e trasportati in Germania, tra questi c’era anche mio padre. Si era quasi alla fine della guerra, ricordo che avevo sedici anni e mezzo quando un giorno, mentre stavo al ricovero con mia madre, arrivò Seep obbligandomi bruscamente ad andare in centrale per prestare servizio al centralino sotto la minaccia di scovare e portare via mio padre. Malgrado le grida di mia madre, fui costretto ad accettare e con dei grossi lacrimoni, tutto impaurito, dovetti recarmi a prestare servizio per qualche ora fino a quando, forse mosso a compassione, Seep mi fece ritornare al ricovero.
Dopo due giorni arrivarono gli Americani e tutti quanti uscimmo fuori dai più impensati nascondigli: cantine, soffitte e rifugi. I tedeschi avevano portato via la chiave della centrale e toccò a me, che ero il più piccolo, di entrare attraverso una piccola finestrina che sfasciammo a martellate.
Anche se sono passati sessantasei ricordo ancora oggi perfettamente lo spettacolo che mi si presentò davanti: decine di bombe a mano sopra un tavolo, centinaia di proiettili inesplosi per terra, tutte le cappe dei pannelli buttate all’aria, i cavi spezzati, i meccanismi spaccati e tutta la centrale in uno stato di distruzione tale da sembrare impossibile che un uomo, Seep, avesse potuto causare tutto ciò da solo.
Devo riconoscere che solo con l’abnegazione e la capacità dell’allora capoCentrale fu possibile, dopo pochi giorni e con modestissimi mezzi, ripristinare la centrale stessa. Fu anche grazie al prodigarsi del personale esterno, in un modo oggi quasi impensabile, che dopo qualche giorno si potè comunicare con tutta l’Italia liberata.
L’ultimo ricorda di quel periodo che mi sovviene, e che è legato al servizio svolto dal personale di centrale, è la figura dei vecchi cambattenti della DIGAT, la contraerea, addetti a suonare le campane di allarme dietro nostra segnalazione. Ricevevamo via cavo le informazioni di attacchi aerei e subito le trasmettevamo a loro mettendo in allarme la città.
PIERO CAMBI

Fatti e testimonianze di vita telefonica Giugno 1944

Orvieto, gennaio 2000
Inviato da PIERO CAMBI il 30 giugno 2011 16:33
Sono un ex dipendente della S.I.P. di anni 84.
Invio questa memoria che nell'anno 1985 la nostra
azienda ha pubblicato nel nostro giornale interni.


RICORDO QUEL GIORNO
RICOSTRUZIONE
Siamo nel Giugno del 1944, nella centrale telefonica dell’allora TETI.
I militari tedeschi si alternavano a scaglioni ogni quattro cinque mesi, ed io, data l’ovvia inesperienza, li distinguevo solo nel rapporto umano e non nei gradi, che non conoscevo. Anche se è retorico parlare di buoni e di cattivi, non trovo altra forma per dire in sintesi come si comportassero quegli uomini. Comunque sia ho avuto la soddisfazione di sapere che uno di quelli che giudicavo “BUONO”, dopo tanti anni ha scelto la mia cittadina, ORVIETO, per venire a trascorrere con la famiglia la sua vecchiaia.
Tanti nomi si ripetevano sempre: Albert, Joseph, Hans..., in particolare me ne ricordo uno che era come un incubo per me, Seep. Gli ultimi giorni prima del passaggio del fronte tutti i dipendenti adulti della nostra Azienda si erano allontanati da Orvieto per non essere catturati e trasportati in Germania, tra questi c’era anche mio padre. Si era quasi alla fine della guerra, ricordo che avevo sedici anni e mezzo quando un giorno, mentre stavo al ricovero con mia madre, arrivò Seep obbligandomi bruscamente ad andare in centrale per prestare servizio al centralino sotto la minaccia di scovare e portare via mio padre. Malgrado le grida di mia madre, fui costretto ad accettare e con dei grossi lacrimoni, tutto impaurito, dovetti recarmi a prestare servizio per qualche ora fino a quando, forse mosso a compassione, Seep mi fece ritornare al ricovero.
Dopo due giorni arrivarono gli Americani e tutti quanti uscimmo fuori dai più impensati nascondigli: cantine, soffitte e rifugi. I tedeschi avevano portato via la chiave della centrale e toccò a me, che ero il più piccolo, di entrare attraverso una piccola finestrina che sfasciammo a martellate.
Anche se sono passati tanti anni ricordo ancora oggi perfettamente lo spettacolo che mi si presentò davanti: decine di bombe a mano sopra un tavolo, centinaia di proiettili inesplosi per terra, tutte le cappe dei pannelli buttate all’aria, i cavi spezzati, i meccanismi spaccati e tutta la centrale in uno stato di distruzione tale da sembrare impossibile che un uomo, Seep, avesse potuto causare tutto ciò da solo.
Devo riconoscere che solo con l’abnegazione e la capacità dell’allora capoCentrale fu possibile, dopo pochi giorni e con modestissimi mezzi, ripristinare la centrale stessa. Fu anche grazie al prodigarsi del personale esterno, in un modo oggi quasi impensabile, che dopo qualche giorno si potè comunicare con tutta l’Italia liberata.
L’ultimo ricordo di quel periodo che mi sovviene, e che è legato al servizio svolto ,oltre che dal personale di centrale, è la figura dei vecchi cambattenti della DIGAT, la contraerea, addetti a suonare le campane di allarme dietro nostra segnalazione. Ricevevamo via cavo le informazioni di attacchi aerei e subito le trasmettevamo a loro mettendo in allarme la città.

PIERO CAMBI

Fatti e testimonianze di vita telefonica Giugno 1944

Orvieto, gennaio 2000
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L'Associazione "giugno 44" ricorda il passaggio del fronte nell'orvietano

Pubblicato il 23 giugno 2011

A Montegabbione per il secondo anno l'Associazione "giugno 44" ha ricordato il passaggio del fronte nell'orvietano. Quest'anno oltre agli autori del libro "La mia guerra non è finita" il giornalista Marco Patucchi e Harry Shindler sono intervenuti anche Claudio Biscarini storico e direttore del centro di Documentazione Internazionale "Storia Militare" e il figlio di un soldato inglese che proprio durante la battaglia di Montegabbione distrusse con il suo Sherman un Panzer tedesco. 

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