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Sotto il cielo degli etruschi - Notte bianca al Fanum Voltumane

Pubblicato il 16 agosto 2010

Patrocinata dall'Assessorato alla Cultura, dal Parco Archeologico Ambientale dell'Orvietano, dalla Protezione Civile che ha offerto il suo incondizionato supporto organizzativo, e sostenuta dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto che anche quest'anno finanzia l'11^ campagna di scavo, l'iniziativa ha visto avvicendarsi, dalle nove di sera all'una della notte, i quattro gruppi di visita che, guidati dall'infaticabile Prof. Simonetta Stopponi, hanno potuto godere di un'insolita e apprezzata escursione in notturna tra le rovine. In una prima ipotesi i gruppi avrebbero dovuto essere di 30 persone, ma il successo dell'iniziativa è stato tale e le richieste, supportate dalla risonanza sul web e dal rimbalzo su Facebook, così tante da aver indotto gli organizzatori a un'abbondante raddoppio, con 65 visitatori a turno. Molti purtroppo, per ragioni organizzative, gli esclusi; ma il successo dell'iniziativa è indubbio, e consola e dimostra che quando la cultura si offre, e magari come in questo caso con formule entusiastiche e innovative, le persone apprezzano e rispondono, ripagano del lavoro e delle energie spese.

Una formula emozionale, quella scelta per la visita al Fanum, non solo per le torce e i lumini battistrada (offerti dalla ditta Montefiore), per l'illuminazione delle rovine, per la protezione di un cielo limpido e, fuori del raggio dei riflettori, fittamente stellato, ma anche per qualche sapiente particolare scenico: la musica soave dei maestri della Scuola comunale di Musica - il flauto e il violino di Rita e Dino Graziani, il violoncello di Giuseppe Dolci - la danza in rosso, sulla Via Sacra, di una flessuosa reincarnata Cànuta, la donna che grazie a un'importante iscrizione ha fornito l'elemento decisivo per l'identificazione del Fanum; l'ispirata recitazione, in lingua etrusca, dell'epigrafe dell'offerta votiva della stessa Cànuta: la più lunga iscrizione mai trovata in etrusco, con cui Cànuta, serva o liberta di origine campana di una nobile famiglia etrusca dell'antica Orvieto, dedica una statua di importanti dimensioni alle dee del "luogo celeste". E infine, particolare di certo non indifferente, Lei, l'infaticabile Professoressa Stopponi, appassionata etruscologa, che non solo con la sua competenza, ma con una bella voce impostata che sa catturare l'attenzione e si rivela quanto mai scenica, svela i tesori e i segreti del "luogo celeste".

More info:

http://www.orvietonews.it/?page=notizie&id=25282&data=1281341160


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