Pubblicato il 16 agosto 2010
Una formula emozionale, quella scelta per la visita al Fanum, non solo per le torce e i lumini battistrada (offerti dalla ditta Montefiore), per l'illuminazione delle rovine, per la protezione di un cielo limpido e, fuori del raggio dei riflettori, fittamente stellato, ma anche per qualche sapiente particolare scenico: la musica soave dei maestri della Scuola comunale di Musica - il flauto e il violino di Rita e Dino Graziani, il violoncello di Giuseppe Dolci - la danza in rosso, sulla Via Sacra, di una flessuosa reincarnata Cànuta, la donna che grazie a un'importante iscrizione ha fornito l'elemento decisivo per l'identificazione del Fanum; l'ispirata recitazione, in lingua etrusca, dell'epigrafe dell'offerta votiva della stessa Cànuta: la più lunga iscrizione mai trovata in etrusco, con cui Cànuta, serva o liberta di origine campana di una nobile famiglia etrusca dell'antica Orvieto, dedica una statua di importanti dimensioni alle dee del "luogo celeste". E infine, particolare di certo non indifferente, Lei, l'infaticabile Professoressa Stopponi, appassionata etruscologa, che non solo con la sua competenza, ma con una bella voce impostata che sa catturare l'attenzione e si rivela quanto mai scenica, svela i tesori e i segreti del "luogo celeste".
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